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sondaggi degli ultimi giorni dicono che nonostante il referendum perduto, le dimissioni di un paio di sottosegretari e il cambio del capogruppo al Senato di Forza Italia, Giorgia Meloni rimane il leader politico con il più alto tasso di gradimento in Italia.

Il tasso di gradimento è di 41,4 % per la Presidente Meloni (FdI), 38,6 % per l’Onorevole Conte (M5S), 28,1% per l’Onorevole Tajani (FI), mentre i leader della Lega, del PD, e di Futuro Nazionale sono accreditati rispettivamente di 27,4%, 25,6% e 19,5%.

Questi dati suggeriscono varie considerazioni.

In primis che il Generale Vannacci, per quanto popolare, non lo è in maniera tale da poter oggettivamente sperare oggi di diventare Presidente del Consiglio.

In secondo luogo che i tre leader della coalizione di centro-destra (Meloni, Tajani, Salvini) con i loro 41,4 per cento, 28,1 per cento e 25,6 per cento sono di gran lunga più popolari dei leader del centro-sinistra e/o di un eventuale campo largo.

Ad eccezione dell’Onorevole Conte, accreditato di un 38,6% per cento, gli altri leader del centro sinistra arrancano: la Schlein è accreditata di un 25,6 per cento, Calenda del 23%, Renzi del 16,7%.

In termini di gradimento tra i leader di centro-destra e di centro sinistra c’è un abisso.

Due riflessioni sono a questo punto (quasi) necessarie:
Innanzitutto che quando leader così popolari non vincono un referendum, evidentemente non hanno fatto una buona riforma e non hanno saputo comunicarla bene—e oggettivamente l’Onorevole Conte nella campagna referenderia è stato il più bravo di tutti.
Ma, la seconda riflessione è che se i leader del centro-sinistra, dopo aver sconfitto il governo del referendum, continuano ad arrancare in termini di gradimento, diventa veramente difficile per loro pensare di poter vincere le elezioni.

Il centro-sinistra vince solo se il centro-destra si auto-cannibalizza. Ipotesi non impossibile, ma da quel che si riesce a capire oggi, abbastanza improbabile.

Riccardo Pelizzo

fonte: Focus: “Alto Gradimento (nonostante il referendum)” (Prof. Riccardo Pelizzo) – Mattino di Verona

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